Interviste

Oubliette Magazine: Delord, giovane talento al pianoforte

By 16 marzo 2013 No Comments
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Copertina

Se devo essere discepolo di qualcuno, credo di poter dire che lo sono esclusivamente di me stesso

Così si presenta al pubblico il giovane talento del pianoforteChristian Carlino, in arteDeLord.  DeLord, nasce a Modena il 10 febbraio 1985. Fin dall’infanzia mostra interesse per quanto concerne pianoforte e tastiere; è infatti all’età di 9 anni che riceve in regalo la sua prima tastiera (Bontempi).

Nel 2007 inizia, come musicista professionista, a portare la sua musica in giro per teatri e locali italiani; dopo soli due anni pubblica Sognare, primo libro di DeLord con allegato in omaggio un cd contenente le prime 5 tracce dell’omonimo album. Attualmente sta lavorando al suo nuovo progetto Stories che fonde la sua anima jazz al pop in un mix di musica classica contemporanea unita a brani pop/electro.

 

M.Z.: Come ti sei avvicinato all’arte della musica e quando hai iniziato a suonare il pianoforte?

DeLord: Credo di essere nato con la musica…immagina un percorso, più crescevo più mi rendevo conto che non potevo stare staccato da questo mondo fatto di tasti e di suoni, ero così curioso che fin da piccolo, pur non sapendo nulla di musica, di come si suonasse un pianoforte, ho iniziato. Conoscevo le note, ascoltavo il suono e mi ricordavo tutti i suoni che più mi piacevano ad orecchio; fin quando non ho iniziato proprio ad eseguire pezzi famosi senza nemmeno sapere accordi o le note, ma semplicemente ascoltandoli.
Diciamo che questo è stato il periodo che io amo definire “innamoramento alla musica”, difatti in quel periodo tutto ciò per me era nuovo e rappresentava un mondo dove potermi isolare, un mondo solamente mio, senza regole, dove potevo esprimere al meglio la mia libertà e fino all’età di 16 anni è stato così: un semplice gioco. C’era chi passava le ore davanti alla playstation, io le passavo davanti alla tastiera del pianoforte. Voglio tornare un po’ indietro con gli anni e raccontarti due aneddoti.
Mi hanno raccontato i miei genitori che quando ero piccolo, credo intorno ai 2/3 anni, andarono a vedere un concerto di Toto Cutugno e ad un certo punto lui mi ha preso in braccio durante il concerto, ecco, mi viene da rotolarmi dalle risate in questo momento; ti immagini? Lui che canta “Sono un italianoooooooooo, un italiano vero!” e intanto ci sono io che non capisco cosa faccio lì e dove mi trovo!

Altro aneddoto simpatico che adoro ricordare è questo:  all’inizio degli anni ’90 andava molto di moda fare dei casting per reclutare bambini che facessero da testimonial ai giocattoli ed i miei genitori decisero di portarmi ad un casting che si svolgeva credo a Pavullo, dove abitavo nell’infanzia, ecco, faccio il mio “provino” tutto super carico e contento e sai il perché? Solo perché mi avevano promesso che dopo avrei potuto scegliere un giocattolo a mio piacere offerto dallo sponsor, e allora io mi avvicino nella maestosa stanza dei giocattoli piena imballata di roba, tra le quali il mitico NINTENDO che era appena uscito, e sai tra tutta la roba cosa ho scelto? Una mini tastiera! Aveva due ottave, minuscola e faceva un suono che non sembrava nemmeno lontanamente quello di un pianoforte, ma ero il bambino più felice del mondo! Tanto che sia gli organizzatori che i miei genitori sono rimasti esterrefatti.
Ecco diciamo che adoro ricordare questi due episodi come un segno forse, un qualcosa che già poteva farmi capire la direzione che avrei preso più avanti e molto più consapevolmente.

M.Z.: C’è un pianista contemporaneo  a cui fai riferimento?

DeLord: Uno solo? Ne ho differenti. Ultimamente sono venuto a conoscenza di un pianista che compone musica a 432hz, la frequenza divina; si chiama Giorgio Costantini. Diciamo che nella mia raccolta di pianisti possiamo racchiudere: Ludovico Einaudi, qualche brano di Giovanni Allevi, Philip Glass, Erik Satie, Keith JarretStefano Bollani. Quindi come puoi intuire non ho un vero e proprio riferimento…diciamo che io adoro la musica, adoro l’arte in ogni sua forma e non credo ci si debba fossilizzare solamente su un pianista od un genere musicale e così via…l’arte è libertà, è esplorazione unita alla curiosità.

 

[social-locker locker_id=”5e62e7773f30f83aa” theme=”blue” message=”Condividi la pagina per accedere al video!” facebook=”true” likeurl=”CURRENT” google=”true” googleurl=”CURRENT” tweet=”true” tweettext=”” tweeturl=”CURRENT” follow=”true” linkedin=”false”]M.Z.: Come è avvenuta la tua formazione musicale? Hai frequentato delle scuole specifiche? Come si evoluto il tuo stile nel tempo?

DeLord: Ho avuto una formazione non convenzionale. Difatti non ho mai frequentato un conservatorio, non ho un diploma musicale ma ho sempre cercato di studiare ed approcciarmi alla musica in modo libero e naturale; cosa che mi ha portato col tempo a sviluppare uno stile molto delicato ed intimista. La mia formazione diciamo che potrebbe essere affiancata in parallelo alla mia vita personale: posso dividerla in tre fasi:
Adolescenza/Scuola: in questo periodo mi sono approcciato alla musica senza studi particolari. Possedevo una tastiera Bontempi ed ho iniziato a capire per conto mio cosa significasse esplorare il mondo musicale e delle note interpretando il tutto ad orecchio; da qui la creazione della mia prima band cover dove eseguivamo brani di VascoLigabueLunapop e Timoria. Pensa che all’epoca per me usare la mano sinistra per accompagnarmi era un’ impresa; ho ancora foto dove vedo posizioni delle dita assurde pur di provare a suonare un accordo.
Dopo qualche anno, aiutato dai miei lavori estivi grazie ai quali mi sono sempre mantenuto, mi sono pagato le prime lezioni di pianoforte presso la mia prima insegnante Marilena Scarpitti e successivamente con Enrico Bernardi. In quel periodo mi sono avvicinato a vari generi musicali, sono passato per Deep PurpleLed ZeppelinU2NomadiGuns ‘n Roses, ma in ogni band, il piano cercava sempre di farla da padrone e difatti mi piace ricordare sempre che in tutte le band della mia adolescenza sono stato “cacciato” perché non facevo i brani identici all’originale ma volevo sempre improvvisare e mettere il piano ovunque. Post-Lavoro: finita la scuola, i miei impegni lavorativi non mi portarono ad abbandonare la musica; all’epoca ancora non avevo ben presente cosa significasse condividere una passione con un’altra persona e mi sono fatto totalmente annullare per ben due volte da due persone diverse che mi hanno quasi costretto a smettere di suonare, grave errore, che mi ha portato però in questo momento a conoscere la consapevolezza di ciò che sono e di ciò che voglio essere.  In quel periodo ho anche capito cosa significasse suonare per la “fama” e non per la passione della musica, difatti entrai a far parte di una band rock come tastierista, mi sono esibito allo storico Alcatraz di Milano davanti a 1000 persone, alcune date in Russia e nei locali più famosi d’Italia, però c’era qualcosa che non andava, non era il mio sogno. Rappresentava la strada sbagliata ed un progetto in cui non credevo e soprattutto atto solamente al marketing. Me ne andai e mi chiusi in un periodo di riflessione personale ed interiore durata quasi 2 anni, ma dalla quale ho saputo cogliere gli aspetti migliori per continuare il mio percorso e crescere sia personalmente che come musicista. Attuale:  continuo da autodidatta ad affrontare lo studio del pianoforte e spero presto di potermi iscrivere presso il Conservatorio di Bologna per affinare la mia ricerca, perché voglio e devo sempre ricordarmi che non si finisce mai di imparare e conoscere cose nuove; e finalmente posso condividere la mia passione con una persona all’altezza delle mie aspettative. Il mio stile viene definito da alcuni “quello che suona con le quinte”, però ti assicuro, in molti hanno provato ad imitare lo stile Delord senza risultato, e non lo voglio dire con presunzione, voglio solamente confermare ciò che ho deciso di scrivere nel mio nuovo disco, cioè:”Se devo essere discepolo di qualcuno, credo di poter dire che lo sono esclusivamente di me stesso.”  Ma potrei dirti che cerco sempre di toccare le corde più profonde del cuore delle persone, ecco questo è lo stile Delord.

 

M.Z.:  DeLord, perché questo nome d’arte?

DeLord: Sono Christian Carlino, in arte DeLord , scritto proprio così; molti mi hanno sempre chiesto se avessi sbagliato a scrivere il nome o cosa, ma in realtà decisi di utilizzare questo nome in quanto, quando avevo 16 anni, facevo parte di una cover band dei Deep-Purple e da lì tutti iniziarono ad affibbiarmi il titolo di “lord”, ripreso dal tastierista dei Deep Purple ( John Lord ). Successivamente, un episodio strano mi portò all’utilizzo di questo nome.
Nel 2007 mi esibii per la prima volta come pianista solista e sulla locandina scrissero “DeLord”, storpiando la versione inglese del termine, da quel giorno decisi di utilizzare quel nome, che rappresenta anche le due parti che sono racchiuse in me : la parte seria e la parte più folle. Difatti il lord rappresenta la serietà e la classe, ma la storpiatura iniziale “De” ne unisce l’altra parte più folle del mio essere. Tutto ciò fa parte del personaggio, che si rispecchia eclettico, alla mano, con eleganza, indossa scarpe di colore diverso e non ci vede nulla di strano; dal palco il mio personaggio è solito regalare rose come gesto di romanticismo, che fa parte anch’esso del lord.  Negli ultimi anni, la mia scoperta della fede e spiritualità, mi hanno permesso di guardare al mio nome d’arte con un sorriso in più, in quanto la traduzione dall’inglese diventa “Il signore”, ossia Cristo.

 

M.Z.: “Sognare” e “Sognare part II”, cosa accomuna questi due album? Cosa rappresenta per te il sogno?

DeLord: Hanno molto in comune. Nel progetto iniziale questo doveva essere un disco unico e rappresentare un percorso ben definito ma il caso ha voluto che per concludere percorso e progetto ci siano voluti tre anni. Se devo analizzare i due lavori posso affermare con certezza che ciò che li accomuna di più è la voglia di regalare sogni ed emozioni alle persone col cuore; ogni brano rappresenta qualcosa, un’idea, una storia, un problema sociale o contemporaneo, ognuno di noi ci si può rispecchiare. Tutto ciò sfocia nel sogno, tema centrale dei due dischi. Il sogno rappresenta la speranza e la voglia di vivere, di rendere la nostra vita unica e speciale cogliendo da tutto ciò che ci succede gli insegnamenti migliori, anche e soprattutto dalle esperienze negative. Ai miei concerti adoro comunicare questo concetto e condividere con le persone la mia voglia di non smettere mai, nemmeno in un periodo come il nostro dove stiamo attraversando una crisi così profonda e mi chiedo: “ma forse non è arrivato il momento di riprenderci i nostri sogni?”

 

M.Z.: Quali emozioni  intendi  suscitare in chi ascolta le tue note?

DeLord: Beh, sicuramente le mie emozioni. Io mi emoziono per emozionare a mia volta. Attraverso le mie note voglio portarti nel mio mondo, isolarti dal resto, farti sentire meglio, farti riflettere; soprattutto durante le mie esibizioni, e chi è venuto a vedermi lo sa, io amo interagire con il pubblico raccontando le atmosfere che mi hanno spinto a scrivere quel brano e anticipare cosa voglio raccontare con esso in modo da portare chi mi ascolta direttamente dentro al mio mondo ed alla mia musica.

 

M.Z.: Progetti per il futuro.

DeLord: In ambito musicale stiamo organizzando le prime date del tour 2013 che saranno suddivise tra date live in teatri, piazze e locali nelle quali sarò accompagnato da violoncello ed arti visive; insomma ne vedremo delle belle, non il solito concerto per pianoforte classico, mentre in parallelo sto iniziando a prendere contatti con diverse scuole italiane per portare avanti il mio progetto “Stories” attraverso il quale voglio stimolare il confronto tra studenti su tematiche molto delicate.
Continuerò a scrivere ed ho già in cantiere un nuovo disco che vedrà la luce a metà 2013 e non ti nascondo la possibilità di realizzare anche qualche brano inedito con voce in stile POP, quindi non solo pianoforte nella vita di Delord ed infine coltivo da sempre la mia grande passione per la scrittura e sto lavorando alcuni racconti, ma questa, sarà tutta un’altra storia…

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Written by Michela Zanarella
Fonte: Oubliette Magazine

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